Abbazia di Montecassino

La sua posizione, a guardia dell’unico varco naturale tra il sud e Roma, ne ha determinato la fortuna e purtroppo, molto spesso, la sventura. Montecassino, nella sua storia millenaria, ha subito diverse devastazioni e ben quattro distruzioni: l’ultima, nel febbraio del 1944, in seguito ai bombardamenti operati dagli alleati per snidare le truppe germaniche che difendevano la Linea Gustav.
La mattina del 15 febbraio, a più riprese, l’aviazione alleata lasciò cadere sul monastero oltre 500 tonnellate di bombe ad alto esplosivo e incendiarie, riducendo la casa di S. Benedetto ad un cumulo di rovine. Il 18 maggio 1944 una pattuglia del 12° reggimento degli Ulani di Podolia pose la bandiera polacca sulle macerie del monastero, scrivendo così la parola fine alla storia delle battaglie di Cassino. La Linea Gustav fu sfondata grazie ad un attacco corale su tutto il fronte, dai piedi del Monte Cairo alla foce del Garigliano, e le difese tedesche furono costrette ad arretrare. Fu l’inizio della liberazione che il 4 giugno consentì l’ingresso trionfale degli alleati a Roma. L’abbazia fu ricostruita “così come era” a testimonianza delle terribili distruzioni ma anche di grandiose ed imprevedibili rinascite.

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